Wikileaks e il quarto potere

Wikileaks.

Terza guerra mondiale.

Colpa nostra.

 

Worst case scenario? Nemmeno così campato in aria credo. Noi, così schiavi del quarto potere, così prevedibili da emanare un mandato internazionale per Julian Assange (tra l’altro inerente ad altre questioni, giusto per coerenza) a un giorno dalla condivisione delle notizie scottanti; ecco, noi, senza un’identità, senza fiducia, senza leader; siamo fertili per il conflitto.

“La verità è soggettiva.”

Mu-Mu-Mu’ammar

Un personaggio dal volto butterato si è recato di recente nel (nostro) bel paese per celebrare il secondo anniversario della firma del Trattato di amicizia fra Italia e Libia. Il tale in questione è Mu’Ammar Gheddafi dittatore della grande repubblica libica.

Ebbene dopo aver dimostrato buongusto per la fotografia l’anno scorso, il generale si è accinto qualche settimana fa a deliziarci con le sue doti di oratore. Profondi monologhi sugli articoli del rinnovato trattato? No, per carità! Le banalità ad altri politici. Nel 2010 l’attenzione globale è sulla gnocca. E gnocca sia anche per la Guida della Rivoluzione.

Fatto sta che grazie al binomio magnetico tra Corano e una certamente religiosa agenzia di casting, circa 500 hostess hanno preso parte alla lezione del condottiero sulla religione islamica (a quanto pare gli uomini non hanno potuto partecipare perché avevano le scarpe da ginnastica e i buttafuori non li hanno fatti entrare). Forse invidiose delle Amazzoni, forse per il puro piacere di ascoltare il verbo di Allah o magari attratte dalla spiccata arguzia del benevolo dittatore, di queste 500 ben 3 hanno ufficializzato la loro conversione all’Islam con un rito veloce eseguito da Gheddafi in persona.

Dopo poco più di un mese dalla festa per il trattato di pace i giornali titolano: “Peschereccio mitragliato dai libici“; ma sono sicuro che volevano solo aiutarli, mica sono intolleranti loro..

Lo sguardo amichevole di Gheddafi

Gheddafi 2009: “5 miliardi o l’Europa sarà nera

L’erba cattiva

Surgery, delicati intolleranti..
 

Sanremo 2010

Stonare a Sanremo è inaccettabile.

Lo so lo so, sono io, sono intollerante… Ma diciamoci la verità se questo è il meglio che offre l’Italia, siamo messi bene. E dire che il mestiere di un cantante professionista è, meraviglia delle meraviglie, cantare. Fatemi sfogare un pochino vi prego.

I veri big sono quasi tutti morti, Morgan (rigoroso plauso ai Bluvertigo) è diventato commerciale più di un ipermercato e sono quasi contento sia stato escluso, una sofferenza in meno; Cutugno è scappato dal museo egizio di Torino, Irene Grandi vuole entrare a far parte dei Baustelle, Ruggeri è moscio come una giornata autunnale, Arisa si ripropone confermandosi un po’ inetta e persino il simpatico Pupo mi è caduto in basso (Filiberto!?). L’Aura mi manca invece… ♥

La generazione AmiCIDImaria è composta per lo più da fighetti di merda e si salvano giusto alcune voci (Ayane, Noemi, Cristicchi, Fornaciari) ma nulla di eccelso e sono ancora artisti acerbi che non è detto maturino anzi, visto l’andazzo è già tanto che non marciscano. E i testi? Triti e ritriti, come la merda sdolcinata che canta Scanu (e la merda anche se patinata rimane merda).

Ad ogni modo Sanremo è una polaroid dell’Italia, nulla più. I raccomandati avanzano (e non solo qui da noi, paradossale ma anche quel cesso della Boyle è salita sul palco grazie al suo aspetto non sarete mica così ingenui, questa non ve la spiego) i talenti naturali restano nell’ombra ma dopotutto non posso immaginare un Sanremo fatto di Le luci della centrale elettrica, Surgery, Bugo, Petrol, Skruigners, Tying Tiffany e Afterhours..ah già, loro sì (dai scherzo, vi amo ancora).

Confesso, ho paura di guardare le nuove proposte..aiutami tu, spirito del Sanremo passato!

Enrico Ruggeri

Letterina di Natale

Qualche settimana fa mi è venuta la gastrite. Omeprazolo, Lansoprazolo, Esomeprazolo.. Purtroppo conosco a memoria il mantra degli inibitori di pompa protonica, sarà che intollerante ci sono proprio nato. Comunque strano, di solito la gastrite mi viene dopo il SS Natale. Non sono i grassi pranzi luculliani di questo periodo né le impietose cene messicane con gli amici a erodere le mie mucose gastriche, quello che sento partire dalla bocca dello stomaco è un riflusso anticipato di ipocrisia manifesta.
Da bambino erano i regali a stimolare il mio interesse per le feste invernali. Sincero pragmatismo puerile. Adesso da veterano di pranzi e cene parentali riesco a vedere oltre.
Il clima di bonanza sembra pervadere tutti, improvvisa esplosione di voglia di stare insieme, voglia di riunirsi, voglia di chiamare quel parente che sono secoli che non si fa vivo…

Allora similmente a quanto canta Bugo vi dico:   io mi sono rotto i coglioni.

Basta regali forzati, inno al consumismo e insulto palese all’atto stesso del pensiero disinteressato (se esiste ancora).
Basta meeting coatti di persone (s)conosciute che non hanno un cazzo a che spartire se non chiacchiere e riassunti inutili.
Basta al rammarico autoimposto per la scomparsa di un centenario avo che non ti ha mai cagato in vita.

E vi dico anche questo amanti del Natale: se vi sentite “buoni” la settimana del venticinque, pensate a come vi comportate le restanti cinquantuno e pensateci bene figli di puttana.
Non serve a nulla fare una telefonata che scaldi il cuore di un parente o di un amico se poi rimanete nell’ombra durante l’anno. Non serve lustrare e addobbare casa coi vostri figli se poi li lasciate costantemente dai nonni perché voi dovete lavorare fino a tardi, o peggio. Non serve neppure fare beneficenza se poi quando vedete un handicappato in difficoltà girate la testa perché siete in ritardo e magari gli fottete il parcheggio perché tanto è solopercinqueminuti.

Se a Natale volete festeggiare fatelo pure e certo, insieme alle persone care. Ricordate però che l’amore per chi vi sta vicino non si compra e non si inscatola. Si dimostra, con costanza e presenza. Meglio essere scazzati questa settimana e premurosi tutte le altre che viceversa. Pensateci.

Buon Natale.

Babbo Nachele